Egregio Dott. Saltamartini,

da qualche settimana, via e-mail, si diffondono le polemiche intercorse tra Lei e alcuni pari qualifica, come noi impegnati nella vicenda riordino.

In qualità di compartecipe di molte delle iniziative dei Vice Sovrintendenti della P. di S. dei corsi 15°, 16° e 17°  Le scrivo sperando che la presente desti la Sua attenzione e che possa essere utile per chiarire alcuni punti riguardanti le sterili polemiche sviluppatesi negli ultimi tempi, a mio parere dovute ad una ridda di parole confuse e tra di esse contrastanti.

E' indubbio che tutte le nostre attività di protesta e non, mosse con spirito di iniziativa non coadiuvato da una conoscenza approfondita della materia, non supportate da una organizzazione avente diffusione capillare sul territorio e attivate per istintiva difesa dei propri interessi legittimi, abbia peccato di dilettantismo, forse di saccenteria ed in qualche caso, a causa di qualche testa calda, anche di imbecillità.

Ma forse tutto ciò non é dipeso esclusivamente da noi, essendoci stata una totale disinformazione sulla questione specifica.

Le vicissitudini che hanno preceduto e poi seguito l'ultimo riordino dei ruoli non direttivi della Polizia di Stato, ex D. Lgs. 53/2001, hanno esasperato la maggior parte di noi.

Ricordo il Suo intervento presso la Scuola di Nettuno durante la frequentazione del 16° Corso.

Io, come tutti gli altri colleghi presenti, alle Sue parole ottimistiche riguardo il nostro (allora dato per certo) futuro inquadramento nel superiore ruolo Ispettori, ebbi una impressione favorevole e la deduzione si basava su un semplice sillogismo:  se chi non ha vinto alcun concorso (perché non ha ritenuto opportuno parteciparvi o perché non li ha superati) avrà comunque garantita un'ascesa di ruolo e livello ex lege - sia essa per riparare il torto subito con il D. Lgs. 197/95, sia per naturale evoluzione e sviluppo delle funzioni e dei ruoli - , perché chi, come noi, avendo obiettivamente un titolo aggiuntivo (il concorso vinto e il conseguente inquadramento cronologicamente anteriore al riordino 2001 nel ruolo Sovrintendenti) non dovrebbe beneficiare di un inquadramento nel superiore ruolo, anche per analogia con l'art. 36, L. 121/81 e il D. Lgs. 197/95?

Poi le deleghe ex art. 9, L. 78/2000 furono esercitate come sappiamo ed i progetti di legge 2717/96, 4107/97 e 6148/97, a firma dei vari Cicu, Marras, Scajola, Pivetti, Bergamo, Frattini, Gasparri, ecc., furono di fatto snaturati e fuorviati nel contenuto.

Nel senso che non fu ricostituita la figura dell'Ass, Capo U.P.G.; non fu operata l'apertura dei ruoli Agenti-Assistenti con quello dei Sovrintendenti; l'attuale formula del fittizio concorso per soli titoli - On. Cola, ndr -  riservato agli Ass. Capo non é una reale apertura ed appare per lo più un escamotage, magari solo temporaneo, in attesa di una futura definitiva ristrutturazione di ruoli e funzioni.

Ricordo di averLe chiesto se poteva rappresentare per noi un ostacolo l'allora ed ancora attuale congestione del ruolo Ispettori, forte di ben 24.000 unità, di cui ben 17.000 tali in barba all'art. 97 Cost. per gli effetti del riordino del 1995 e certamente non dei mostri per quanto concerne la conoscenza del diritto. E sono sovra ordinati a 40.000 e più agenti senza che siano stati formati sulla base di dure e selettive procedure concorsuali.

La risposta, sinceramente, non la ricordo; ma mi pare che dalle Sue parole affiorasse una sensazione di  ottimistica certezza sull'esito favorevole delle nostre aspettative. E tanto ci bastò.

Finito il 16° Corso, poco dopo (novembre 2000) cominciarono a circolare le prime bozze del D. Lgs. emanando, nelle quali non vi era alcuna previsione di quanto noi ci aspettavamo.

A parole (appunto) l'appoggio di Sindacati quali il SAP, il LISIPO, il SODIPO, era incondizionato.

Si succedevano le bozze ma la sostanza non cambiava.

Le proteste e le richieste di appoggio della nostra causa si sprecarono ed anche i ringraziamenti a fronte delle buone parole spese a nostro favore (v. allegati).

Quando poi, nell'imminenza del termine di esercizio della delega, circa 1.600 fenomeni ed imbecilli, grazie alla facilità di comunicazione dovuta all'aggregazione nelle cinque scuole che ospitavano il 17° A.V.S., prima con astensioni dal vitto e poi con le due manifestazioni di piazza (purtroppo strumentalizzate da qualche volpone di una Associazione Nazionale), hanno tentato di correggere in extremis il riordino.

Chi ha avuto la fortuna di entrare nel Palazzo, ricevuto in delegazione dagli allora referenti della Commissione Affari Costituzionali, giura di non aver letto alcunché che ci riguardasse nei pareri consultivi dei Sindacati maggiormente rappresentativi.

Non posso giurare che sia vero dato che io non c'ero, ma perché arrivare a dire tanto, considerato che molti di noi sono attivisti di vari Sindacati, tra i quali il SAP medesimo? O forse fu una bieca manovra, una strumentale menzogna propinataci dai Deputati del passato Esecutivo per deviare l'attenzione ed attribuire la responsabilità delle aspettative tradite ad altri?   Non possiamo saperlo.

A tutto ciò si sommi anche l'atteggiamento a dir poco trasformistico (é un vecchio vizio nazionale) dell'allora Sottosegretario Brutti che davanti a noi giurava una cosa per poi dirne una completamente opposta in sede Governativa (é tutto agli atti).

Inoltre, la faccia dell'On. Palma, relatore della Commissione, che, in Piazza Monte Citorio, all'esposizione delle nostre argomentazioni cambiava colore come  un caleidoscopio per l'imbarazzo, rappresentava la cartina tornasole di quanto la vicenda  fosse sconosciuta alla Commissione delegata alla stesura del D. Lgs.

Tant'é che fu fatta pressione per inserire quale norma transitoria l'aliquota di posti riservati per i concorsi a V. Isp., a parziale riparazione de torto operato (caso unico nella recente storia dell'Amministrazione).    E fu inserita all'unanimità!

In sostanza fu riconosciuta la disparità di trattamento riservataci ma nessuno ebbe il coraggio di sanarla in toto, forse perché non c'era un progetto specifico ed articolato, presentato e discusso in tempi idonei, e non introdotto con la sollevazione popolare solo nelle ultime due settimane di lavori (l'allora nostra richiesta di modifica, sulla falsariga degli art. 36, L. 121/81 e art. 13, D. Lgs. 197/95 era un corpo estraneo al complesso del D. Lgs.).

Ovviamente, forse per saccenteria, imbecillità e dilettantismo, una consistente parte dei circa 3.800 V. Sov. che avevano visti violati i loro interessi legittimi, non avendo più fiducia in chi solo a parole gli aveva mostrato sostegno (questo emergeva da quanto su esposto), decideva di intraprendere altre vie - legali e non - per cercare di dare visibilità alla loro personalissima questione.

Tra le varie iniziative, quindi, si decideva di designare dei legali ed incaricarli di proporre dei ricorsi giurisdizionali.

Che serviranno ad arricchirli, ma, purtroppo, rappresentano l'ultima spiaggia per chi non ha voce in capitolo, né interlocutori disposti a dargli credito.

Che poi i ricorsi si perdano, beh, fa parte del gioco, ma é pur sempre un modo di rendere visibile la questione e poterla riproporre (ricorda le interrogazioni parlamentari e gli interventi dell'On. Ascierto durante i lavori AC 6249?). E poi, mica può proporli solo il Sindacato, i ricorsi.

Questi i fatti.

La sentenza del TAR Lazio del 19 ottobre, Lei lo sa bene, non inficia minimamente l'iter di una correzione degli effetti del D. Lgs. 53/2001, per il semplice fatto che le motivazioni del ricorso del 15° sono completamente differenti dalle discrasie del D. Lgs. suddetto.

Se vuole dire che la predetta sentenza ha fatto cambiare l'orientamento politico nei confronti della questione possiamo anche capirla, ma da buon conoscitore del Diritto non può negare la realtà obiettiva dei fatti.

Non é, come Lei dice, che quei fenomeni imbecilli si sono accaniti contro gli Ass. Capo e così facendo hanno fatto naufragare un progetto portato avanti per anni, ma piuttosto é vero che, in rapporto a quanto previsto e poi profuso per gli Ass. Capo, questi (i V. Sov.) chiedevano un riconoscimento per chi, in fondo, i concorsi li aveva vinti, siano essi per quiz o relazione. Tanto più che parecchi di loro già rivestivano la qualifica di Ass. Capo immediatamente prima di vincere il concorso ed in più, al termine del corso di formazione, avevano perso la sede di provenienza (che i futuri ex A.C. non perderanno, per specifico auspicio contenuto nelle condizioni ed osservazioni del parere del relatore del D. Lgs. 53/2001).

E' tutto scritto da mesi.

Ma che noi siamo dei "tredicisti" lo hanno già detto (e scritto) i quadri del SIULP nel loro (per noi) mitico e leggendario collegamento flash 38/2000. E secondo loro saremmo anche colpevoli di essere studiosi.

Delle due l'una: o studiare é una colpa grave perché tanto gli avanzamenti di carriera vengono periodicamente effettuati ex lege oppure é un'attività ormai destinata ad essere accantonata, poiché, in forza della discrezionalità della P.A., suffragata da fior di sentenze del TAR e della Corte Costituzionale, si rende l'assunto dell'art. 97 Cost. un superfluo.

Non c'é terza via, che sia una condizione necessaria ed indispensabile per superare prove concorsuali, necessarie ad acquisire titolo superiore.

Ma riconosciamo (sic) che il SIULP, nel suo personale silenzio sull'intera questione del riordino - dall'inizio, all'epilogo, fino ad oggi - mai ha proferito parola alcuna dimostrando una coerenza al limite dell'autolesionismo, condannando all'ostracismo i V. Sov. dei loro quadri direttivi che lamentavano la totale mancanza di tutela.

Differente é stata ed é tutt'oggi la posizione del Suo Sindacato.   Possiamo leggere su diversi comunicati ufficiali la posizione riguardo i v. Sov.

Ma ciò che ha contribuito enormemente ad accrescere incomprensioni, malumori, isterismi e a volte - purtroppo - anche velate ingiurie (come dicevo prima, qualche testa calda c'é stata), é stata la totale mancanza di un vero progetto, disponibile, leggibile, argomentato con ipotesi supportate da riferimenti giuridici, strumenti legislativi adottabili, fattibilità, posizioni ufficiali degli  organi di rappresentanza delle altre Forze di Polizia, ecc., che rendesse le parole credibili, sostanziali e non vuote e fini a se stesse.

Insomma, chi vuole informarsi legge i comunicati ma se non vede seguire ad essi dei fatti, avrà il sospetto che le parole tali saranno e resteranno.

Il tutto non per critica ma per obiettività, condivisa da moltissimi di noi.

Chiarito il nostro pensiero, ci auguriamo che possano essere superate le polemiche attuali derivate da incomprensioni ed equivoci e saremmo lieti di poter instaurare nel prossimo futuro un dialogo sincero e costruttivo per entrambe le parti.

Con sincera stima Le porgo gli auguri di tutta la categoria.

Cordialmente.

Giuseppe Treglia